Winterblooming

Dettagli

Tipologia:
Mostre/Mercati e Fiere
Data:
Dal 26/11/2016 al 27/11/2016
Indirizzo:
Via Bramante, 22 - Perugia
Prezzo:
Telefono:
320.4571689
Codice evento:
20095
Voti
2016
38
3.2
Rating:
Attenzione: non è possibile votare l'evento oltre i 30 giorni dal termine
Regolamento: http://www.italive.it/regolamento

Fino a pochi decenni fa lo scorrere del tempo dell’uomo aveva un ritmo parallelo a quello della natura: si nasce, si vive, si invecchia, si muore. Come – poi - è un’altra questione. Ad ogni modo, questo processo era nell’economia naturale del mondo e delle cose, dell’uomo e della storia e, di conseguenza, accompagnato da una relativa dose di accettazione di ciascuna di queste fasi della vita.
E’ nell’epoca contemporanea, tecnologica e virtuale, che l’uomo ha iniziato a vivere un rapporto viziato con il tempo: siamo figli di una società che vive in un eterno presente, spaventati dal futuro non meno che dal passato. Viviamo anni senza stagioni e vite senza età in cui il primo dovere è rimanere giovani, il primo valore è il ‘nuovo’. Eppure in tempi in cui gli uomini vivevano a più stretto contatto con la realtà e con la natura, ogni stagione, dell’anno come della vita, aveva le sue peculiarità e la sua bellezza. Anche l’inverno, insomma, aveva una sua ragione.
Riflettendo su quest’epoca di perenne primavera, povera di memoria e di identità, tre artiste – Francesca Ascione, Susanna Cati e Raffaella Simone - si sono confrontate sul significato del tempo che passa e sul valore - nella vita, nella società e nella storia – dell’inverno, la ‘stagione’ che ci consente di tesaurizzare il passato che è la vera materia di cui siamo fatti, il terreno su cui camminiamo e il luogo dove abbiamo seminato il presente ed il futuro.
Da questo confronto è nata Winterblooming, la mostra che propone tre progetti espositivi legati da un unico filo conduttore e che si aprirà sabato 26 novembre 2016 all’SCD Atelier di Perugia, via Bramante 22, a cura di Barbara Pavan.

Francesca Ascione ha realizzato quattro videointerviste ad altrettante donne della campagna umbra, ‘I fiori di Valleprata’, ritraendole poi in scala naturale affinché l’opera, supportata dal video, incontri davvero chi la osserva.  L’artista ha scelto di intervistarle non solo per conservarne memoria e testimonianza da mostrare in futuro ai propri figli ma soprattutto per dare voce a donne abituate a parlare poco, lavorare tanto e servire a tavola sempre prima gli uomini, attraversando vite molto simili a quelle delle proprie antenate, fiere e disinvolte e con un unico rammarico – quello di essere l’ultima generazione. Ha scritto Monica Cristina Storini in un esaustivo testo introduttivo al progetto  ‘(…) Il lavoro di Francesca Ascione (…) restituisce le voci ai corpi, ne raccoglie, con passione e rispetto documentario le storie. E traduce in un altro linguaggio – iconico, bidimensionale, colorato – un’altra storia, che è l’esito della sua relazione con le tante donne, contadine umbre, che ha incontrato. In altri termini, le “guarda”. (…) L’identità è un fatto relazionale: nasce dall’incontro di due soggetti, dalla passione – quasi amorosa – di un testimone che la riconosca e la sappia restituire più complessa – perché arricchita delle parole dell’Altro – all’oggetto della sua conoscenza. Dare corpo, voce, figura a questa relazione, delineando nel contempo le identità delle donne con cui ha costruito la relazione stessa, è la scelta che Francesca Ascione, novella incarnazione femminile dell’antico e saggio aedo, ha portato a compimento ne I Fiori di Valleprata.’ 
Francesca Ascione, classe 1982, italo-inglese, nata e cresciuta a Roma, ha abitato e lavorato anche in Francia. Architetto specializzata nella progettazione dello spazio pubblico, ha vinto numerosi concorsi collaborando con diversi gruppi.

Susanna Cati ha focalizzato l’attenzione sui luoghi desueti, trascurati, abbandonati, spogli di arte e di natura, privi di vita e di bellezza realizzando un’installazione modulare, ‘Emotional rescue’. L’opera è composta da decine di fiori di tessuto, ognuno unico, che, partendo da siti suggestivi, andranno per il mondo insieme a chi ne avrà acquisito uno – proprio e certificato –   come ambasciatori da immortalare in tutti quei luoghi depauperati di ogni bellezza. Postando successivamente gli scatti su #emotionalrescue (oppure inviandoli a catis@libero.it) si creerà un grande album fotografico, un’esortazione a riportare vita e grazia dove queste non dimorano più. Un fiore per testimoniare che auspichiamo la ‘rifioritura’, ovunque ci porti il nostro cammino.
Susanna Cati, diplomata presso l'Accademia di Costume e Moda di Roma ha maturato diverse esperienze nel campo della moda. In seguito alla collaborazione con lo scenografo Giovanni Licheri al Teatro Argentina in Roma e all’esperienza di stilista e designer per importanti aziende italiane e francesi, ha infine trovato la cifra espressiva a lei più congeniale nel tappeto e nell’arazzo realizzati su proprio disegno in pezzi unici tessuti con tecniche tradizionali in una continua ricerca artistica che attinge a modelli arcaici della cultura umana proiettandosi però verso il futuro. 

L’installazione di Raffaella Simone – ‘Σ?μβολον/Symbol’ -  è formata da tante piccole opere, frammenti di un lavoro più articolato e complesso che racconta una storia. Le tessere di questo grande mosaico sono composte da molti strati di carta, fili, pigmenti, lacerti di stoffe, su una base di legno di recupero. Sulla superficie scabra e frammentata sono presenti decori desunti dalla natura e simboli, antichi e moderni. L'opera ha origine dalla riflessione sull'etimologia della parola simbolo, dal greco antico συμβ?λλω - ‘mettere insieme’, unione che sancisce un patto, un legame, che evoca, col trascorrere del tempo, significati ancestrali, legati ad un territorio aspro, rude, selvaggio e incontaminato…memorie dell'antico Abruzzo. In questo contesto all’antico termine vengono attribuite diverse sfumature di significato.
Raffaella Simone è nata a Roma. Diplomata in Pittura presso l'Accademia delle Belle Arti di Roma, ha frequentato Les Ateliers des Beaux-Arts de la Ville de Paris. Si è occupata della storia delle tradizioni popolari abruzzesi, in particolare del culto dei serpenti e della tradizione dei serpari. 
 


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