La Settimana Santa a San Demetrio Corone

Dettagli

Tipologia:
Eventi Folkloristici e
Rievocazioni storiche
Data:
Dal 29/03/2015 al 06/04/2015
Indirizzo:
San Demetrio Corone - Cosenza
Codice evento:
10513
Voti
2015
25
3.7
Rating:
Attenzione: non è possibile votare l'evento oltre i 30 giorni dal termine
Regolamento: http://www.italive.it/regolamento

Durante le festività pasquali vengono rivissuti, nella ricca e mistica simbologia orientale, la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo.
 
La Grande e Santa Settimana Pasquale ("Java e Madhe") parte dalla Domenica delle Palme ("e Diela e Dhafnes") e termina con i Vespri della domenica di Resurrezione. I fedeli si recano in processione in un luogo sacro (Calvario) per ricordare l'ingresso di Gesù a Gerusalemme, dove la folla l'accoglie festosamente.
 
Nei primi tre giorni della Settimana Santa si celebra la Liturgia dei Presantificati. Si canta il Tropario con il tema dello Sposo (Ninfios) e si porta in processione l'icona di Cristo Sposo per deporla nel tetrapodio, davanti all'iconostasi. Nella tradizione popolare del Santo e Grande Mercoledì è ancora viva l'usanza di sistemare davanti all'altare il grano germogliato che abbellirà il sepolcro del Signore, "Sumbullkun", come simbolo dell'immagine di Cristo e della sua Resurrezione.
 
La mattina del Giovedì Santo il Vescovo nella cattedrale consacra gli oli santi di cui si farà uso durante l'anno (Messa del Crisma). Nella stessa giornata avviene la "lavanda dei piedi" degli apostoli da parte del papàs. Gli apostoli sono rappresentati da dodici uomini della comunità, seduti attorno a un lungo tavolo su cui sono posti dodici dolci pasquali contenenti uova rassodate ("kuleçë").
 
A notte inoltrata, si leggono i dodici brani dei Santi Evangeli che ripercorrono le tappe della Passione. Al termine del quinto evangelo, mentre il papàs porta il Crocefisso in processione, attraverso le navate del Tempio, i fedeli cantano: "E keqja penë" (La grande sofferenza), una commovente composizione del poeta di San Giorgio Albanese, Giulio Variboba, e poi: "E gjegjni e mirrni vesh" (Ascoltate e porgete orecchio). Mentre si ritorna a casa, si bussa alle porte di parenti ed amici, intonando: "ngrëheni motra e vëllezëra pse një vdekje e keq bëri Krishti..." (Alzatevi sorelle e fratelli perché una brutta morte ha fatto Cristo).
 
Giovedì e Venerdì le campane della Chiesa restano mute. Nella mattinata di Venerdì Santo, durante la liturgia, il celebrante copre con il sudario il Crocefisso e lo depone sul Santo Sepolcro.
 
In serata la solenne e commovente processione attraversa tutto il paese, accompagnata dai canti della passione in lingua arbëreshe e in italiano. I ragazzi suonano la "troka", strumento di legno dal nome onomatopeico.
 
Sabato Santo le campane suonano a festa per preannunciare la Resurrezione. Il papàs sparge fiori e profumi sui fedeli. La notte le donne si recano con una disorganizzata processione alla fontana dei monaci del Collegio di Sant'Adriano per il rito del "rubare l'acqua". Si incontrano tra loro per strada ma è loro proibito parlare, e i giovani le punzecchiano con una forcella di legno ("dhokaniqa"). Soltanto dopo aver bevuto l'acqua potranno tornare a parlare e scambiarsi gli auguri. Le donne che escono di casa e non parlano richiamano quelle descritte dal Vangelo che camminano silenziose nelle strade per non essere scoperte dai soldati romani. Ma il silenzio richiama anche la colpa che ricade su tutti gli uomini per aver crocefisso Gesù; in tal caso, l'acqua opera la catarsi e il ritorno alla parola è collegato alla Resurrezione di Cristo.
 
A mezzanotte si assiste alla "qerradonulla" (Il carro di nessuno), un falò acceso sul sagrato della Chiesa che simboleggia il Cristo risorto.
 
Domenica mattina si svolge la funzione dell'aurora, "Fjala e mirë" (La Buona Parola), a ricordo dell'entrata di Gesù nel Tempio. Con la croce astile, dopo ampie preghiere, inizia il dialogo con le forze del male che impediscono l'entrata al tempio del papàs. Alla fine, i battenti si aprono, la chiesa s'illumina e i fedeli entrano, intonando il canto "Kristòs Anèsti", Cristo è Risorto. Segue la liturgia di San Giovanni Crisosotmo. La domenica pomeriggio si trascorre in compagnia di parenti ed amici, assaggiando i genuini dolci arbëreshë: "kulaçi", "riganata", "çiçi"...
 
Il lunedì terminano le festività pasquali con la Messa nella Chiesa di Sant'Adriano e la processione in onore del Braccio Santo.


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