Absolute British | Poor Cow di Ken Loach

Dettagli

Tipologia:
Cultura/Musica e Spettacolo
Data:
03/11/2017
Indirizzo:
Cinema Alcione - Verona
Orario:
21.00
Ingresso:
pagamento
Prezzo:
€ 6.00
Telefono:
0458005348
Codice evento:
25762
Voti
2017
37
3.2
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Rating:

Quarto appuntamento con un esordio cruciale per la storia della cinematografia inglese: Poor Cow (1967), opera prima di Ken Loach (il paladino dell’impegno civile e della lotta di classe), proposta in edizione restaurata venerdì 3 novembre alle ore 21 in lingua originale con sottotitoli in italiano.

La trama ruota intorno all’ingenua e sfortunata Joy (Carol White), ragazza dei bassifondi londinesi con un marito violento e un figlio da crescere. Quando il primo finisce in prigione, lei si lega a Dave (Terence Stamp), un amico ladruncolo sul quale riversa tutti i suoi sogni d’amore. Ma l’illusione dura poco: Dave viene arrestato, il marito ritorna e Joy è costretta a scegliere cosa fare del proprio futuro.

All’epoca delle riprese, Ken Loach (classe 1936) era un trentenne che veniva dal teatro sperimentale e dalla televisione, dove, sul set della serie The Wednesday Play, aveva incontrato Carol White, con la quale aveva lavorato negli episodi Up the Junction (1965, ispirato all’omonima raccolta di racconti di Nell Dunn) e Cathy Come Home (1966). E, proprio dopo averla conosciuta, aveva deciso di adattare per lei (insieme alla stessa scrittrice) il secondo libro della Dunn, Poor Cow (pubblicato in Italia con il titolo È la vita, Joy), ritenendo che nessun’altra avrebbe potuto interpretare il personaggio di Joy in modo ugualmente efficace.

Grazie a questo ruolo, Carol White (soprannominata la “Brigitte Bardot di Battersea”) ottenne il premio come miglior attrice al festival Karlovy Vary, ma la sua stella si bruciò fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. Chi invece proseguì la propria scalata al successo fu Terence Stamp (icona della Swinging London già rivelatasi sul panorama internazionale attraverso le collaborazioni con Peter Ustinov, William Wyler, Joseph Losey e John Schlesinger), per il quale Poor Cow rappresentò un ulteriore colpo vincente.

Fedele alla sua personale idea di realismo, in Poor Cow (candidato al Golden Globe 1969 come miglior pellicola straniera in lingua inglese) Loach giocò sul connubio fra disperazione e dolcezza, usando due macchine da presa in contemporanea, spingendo gli interpreti a improvvisare, scegliendo spesso il primo ciak (il più immediato) e realizzando quello che Peter Bradshaw del Guardian ha definito “il tipo di film che merita di essere visto sul grande schermo.”

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